Socialità degli adolescenti e mete del desiderio

Socialità degli adolescenti e mete del desiderio

Il filosofo francese René Girard ha dato un’interpretazione interessante dei moventi che stanno alla base del desiderio. E mi è venuto in mente questa mattina pensando alla socialità degli adolescenti. Girard dice che il nostro desiderio verso l’oggetto non è un processo che riguarda esclusivamente due poli (il soggetto desiderante e l’oggetto del desiderio). C’è un terzo polo, un passaggio ulteriore, che riguarda il modello ideale. Ciò che noi desideriamo è in qualche misura sempre il desiderio dell’altro che possiede l’oggetto in un modo che profondamente ci appassiona.

Quello che ci muove, allora, è soprattutto il desiderio di assomigliare all’altro, di mimetizzarci con l’altro, di raggiungere l’altro ideale che, nel nostro immaginario, possiede ciò che è degno di desiderio: il riconoscimento, il successo, in sintesi la felicità.

 Il riferimento ad un ideale cui aspirare, sul piano emotivo promessa di benessere, è un movimento che l’adolescenza drammatizza con grande forza e con tutta l’ambivalenza del caso: si desidera essere speciali, ma si tende verso l’omologazione dei comportamenti; si lavora per identificarsi e ci si rivolge a un gruppo in cui l’identità è data dalla ripetizione, non dallo scarto. 

Questo c’è sempre stato. Qual è, forse, la novità? Sembra che, con il dilagare del tempo e delle energie che si spendono nell’esistenza social, il modello si sia in qualche modo avvicinato, addomesticato, semplificato. L’altro-modello è il fratello e la sorella appena più grande. Fa delle cose che possiamo fare anche noi, con i nostri mezzi, con le risorse che abbiamo a disposizione. Possiamo partecipare delle sue strategie e delle sue forme. Potremmo quindi arrivare a ottenere la felicità che, nelle proiezioni collettive, lui/lei ha raggiunto. Il rispecchiamento è alla base di molti comportamenti evolutivi.

Quello che sta accadendo è che il rispecchiamento sta diventando sempre più fine e meno mezzo e, attraverso questo cambio di stato, si sta letteralizzando.

 Probabilmente questo processo è anche una componente della tanto inflazionata deriva narcisistica delle relazioni. Perché, anche se si abusa della diagnosi, il narcisismo è in fondo una difficoltà a cogliere e sopportare l’irriducibile diversità dell’altro, la sua radicale assenza.

Il lockdown recente ha suscitato molti interrogativi rispetto alla socialità dei ragazzi. 

Uno dei motivi di maggiore resistenza ideologica alla chiusura delle scuole in questa nuova ondata di diffusione del Covid, si focalizza proprio sulla scuola come contesto di incontro e di condivisione affettiva tra gli alunni.

Anche noi, durante la prima ondata del contagio, ci siamo interrogati su cosa può significare la sottrazione del corpo alla relazione. Ma possiamo spingerci ancora oltre, e chiederci quale corpo manca nella interazione a distanza. Se guardo una persona nello schermo, mi accorgo delle sue emozioni anche dalle espressioni che lo schermo mi mostra, anche dalle inflessioni della voce, dai gesti. Quello che manca è l’esperienza sensibile del corpo, la sua dimensione più specificatamente animale, la pesantezza della sua tridimensionalità, il suo ingombro. Questo aspetto non si può replicare da remoto. Né alcune delle esperienze che accadono tra i corpi e che sono motori essenziali dell’affettività: il contatto erotico, tra tutti.

Ma possiamo spingerci ancora oltre, e chiederci quale corpo manca nella interazione a distanza. Se guardo una persona nello schermo, mi accorgo delle sue emozioni anche dalle espressioni che lo schermo mi mostra, anche dalle inflessioni della voce, dai gesti. Quello che manca è l’esperienza sensibile del corpo, la sua dimensione più specificatamente animale, la pesantezza della sua tridimensionalità, il suo ingombro. Questo aspetto non si può replicare da remoto. Né alcune delle esperienze che accadono tra i corpi e che sono motori essenziali dell’affettività: il contatto erotico, tra tutti. 

Forse è proprio la presentificazione della alterità essenziale che il corpo sensibile dell’altro implica a mettere più in crisi il modello mimetico, perché la vicinanza fisica di un altro estraneo rimane probabilmente l’esperienza che più ci sollecita all’incontro affettivo, con tutte le ambivalenze del caso. 

Quale eros allora gli adolescenti stanno riuscendo a coltivare nella loro socialità a distanza? Anche qui, di nuovo, stiamo ragionando intorno alle mete del desiderio. Freud direbbe che si tratta di una dimensione di sublimazione della pulsione affettiva. Non potendo sfogare l’impulso, lo si priva della sua dimensione carnale, spostandolo verso una meta più mentale. E’ lo stesso meccanismo che, secondo il padre della psicoanalisi, sostiene la creazione artistica o la speculazione intellettuale. Chissà se c’è un meccanismo analogo che sostiene, ad esempio, il gaming come alternativa alla socialità di persona. Altri tempi, altre sollecitazioni, altre significazioni dell’esperienza. Altri codici da interrogare, perché essere immersi in un tempo di cambiamento repentino come quello che stiamo vivendo oggi, ci mostra dei fenomeni e ci lascia la curiosità di seguirne le traiettorie, lasciando la porta aperta.

PrecedenteCome un adulto prende al volo un ragazzo che sta per cadere?
SuccessivoCambiare l’acqua ai fiori