Lo psicologo influencer

Lo psicologo influencer

È frequente che, al presentarsi di un sintomo fisico, in modo curioso o preoccupato, si vada a consultare il web per avere un’idea sul problema del quale il sintomo è manifestazione. È così che alcuni di noi mettono a fuoco a quale area della medicina rivolgersi e, sempre più frequentemente, a quale medico rivolgersi. Sono nate delle applicazioni che raccolgono i sintomi dell’utente ed indicano, con percentuali di probabilità più o meno accurate, la diagnosi corrispondente. Per quanto il sistema sia approssimativo, comprensibilmente osteggiato dai medici e non preveda l’esame obiettivo del clinico, dott. Google continua ad essere il professionista sanitario più ricercato.

Ma cosa succede se il problema sul quale ci si interroga è di carattere emotivo e relazionale?  Con questa questione è arrivata in studio Lucilla. Dopo numerose separazioni burrascose, viene da me, cito testualmente, “per confermare la sua diagnosi di Disturbo Borderline”. Lucilla fa riferimento ad una autodiagnosi perché nessun clinico ha mai fatto con lei un lavoro definibile come valutazione diagnostica. Lei però si sente piuttosto sicura. Ha costruito questa sicurezza frequentando i social media, con particolare riferimento ad alcuni profili di psicologi che fornivano indicazioni per l’autodiagnosi nell’area dei disturbi di personalità. Si dice spaventata: “da questi disturbi non si guarisce, sono nel corredo genetico”, asserisce, o forse mi spiega. Parla da dentro una legittimità che forse invidio. Anche io vorrei procedere con questo passo certo nella prassi clinica; invece è un continuo affidarsi, transitorio e parziale, alla ipotesi, al valore insaturo dei pensieri e dei vissuti. La questione che mi pone Lucilla mi sollecita su vari piani. Indubbiamente mi domando cosa mi stia chiedendo attraverso la diagnosi, e questo è il lavoro che abbiamo fatto insieme. D’altro canto, c’è anche un altro aspetto che mi interroga ed ha a che vedere con il modo in cui è rappresentata la psicologia nei social media.

Prima che il web diventasse luogo e mezzo di incontro, le Pagine Gialle, insieme al passaparola, erano il modo con il quale il professionista si rendeva raggiungibile e noto alla società. Poche informazioni relative allo studio (indirizzo, numero di telefono) ed ai servizi offerti. Alcuni, con un contributo economico, potevano guadagnare qualche riga in più e magari aggiungere un logo. I social media cambiano però le regole del gioco. La possibilità di raggiungere un gran numero di persone, oltre ad offrire l’opportunità della divulgazione scientifica, sollecita molto le fantasie di chi, per vivere, vende i propri servizi. Ma i social media – in quanto espressione e misura della cultura della performance e  dell’apparenza - hanno spostato il focus dell’attività promozionale dal servizio offerto a sé come prodotto. Nei social media sono i content creator ad essere al contempo venditori e prodotti. Si parla infatti di personal branding in riferimento a quel processo che adotta le tecniche utilizzate dal marketing per promuovere i prodotti commerciali e le adatta per la promozione dell'identità delle singole persone. Secondo questa impostazione, il cliente cessa di essere tale e diventa consumatore o seguace, e il professionista assume la funzione di influencer.

L’influencer, in quanto opinion leader, sposta consensi ed influenza preferenze. È una funzione affatto ragguardevole se viene esercitata con finalità etiche e di valore per la comunità, non solo di profitto. Ma cosa accade se ad infilarsi nel tritacarne dei like ci sono gli psicologi? Qual è il rapporto tra la funzione psicologica e quella esercitata dall’influencer? Per poter affermare qualcosa di sufficientemente accattivante da portare visualizzazioni e interazioni, a mio modo di vedere, devi dismettere le vesti dello psicologo e fare finta di esserlo. Autodiagnosi, i 5 modi per uscire da una relazione con un narcisista, ma anche i 5 modi per fare innamorare un narcisista (sai mai), frasi motivazionali da biscotto della fortuna, ipersemplificazioni di fenomeni complessi da scrivere in elenchi puntati, queste ed altre rappresentazioni della psicologia precedono ed accompagnano le consulenze che molti di noi fanno quotidianamente. Torniamo a Lucilla e alla sua richiesta. In che modo la riguarda questo discorso? La rappresentazione prêt-à-porter della psicologia sollecita le pretese dei clienti che vengono - comprensibilmente – ad esercitare il proprio potere di acquisto o a cercare influencer in carne ed ossa che dicano loro chi essere e come essere. Quando questo avviene, il lavoro che è possibile fare insieme deve passare per il fallimento di questa pretesa. Se il rapporto regge, la complessità alla quale si accede è di gran lunga più interessante e goduriosa delle sterili spiegazioni in elenco puntato.

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