I rischi della rete: dall'adescamento al revenge porn

I rischi della rete: dall'adescamento al revenge porn

Negli ultimi anni, e in particolar modo nell’ultimo anno e mezzo di emergenza Covid, il consumo di materiale erotico online è cresciuto a dismisura, nonostante nell’immaginario comune la corporeità e il contatto siano agli antipodi rispetto all’immaterialità del mondo virtuale. Abbattendo la dimensione spaziale, le nuove tecnologie rappresentano una stimolante opportunità di incontro ed esplorazione  ma - se non adeguatamente utilizzate – possono eludere le dimensioni emozionali tipiche dell’incontro con l’Altro, come la scoperta, l’attesa, la seduzione, il rispetto e veicolare un approccio spogliato della dualità della relazione e intriso di isolamento emotivo.

Gli utilizzi negativi dei servizi di chatting/incontri online mostrano quanto sia necessario uno spazio di pensiero atto a definire i contorni di una fruizione sana e funzionale della tecnologia, oltre che a livello informativo anche e soprattutto preventivo. In Italia l’educazione affettiva e sessuale non viene ancora considerata necessaria, infatti non disponiamo di una chiara regolamentazione che dia a bambini e adolescenti le basi di un sano approccio alla sessualità e all’affettività (anche in relazione alla tecnologia), presupposto fondante una crescita funzionale e integrata di tutti gli aspetti della personalità.

Negli ultimi anni, l’opinione pubblica è venuta a conoscenza del Revenge Porn attraverso le storie di donne vittime di tale pratica. Ma di cosa parliamo nello specifico? Il Revenge Porn è il fenomeno di condivisione pubblica di materiale erotico scambiato in rete senza il consenso della protagonista. Il femminile di “protagonista” non è casuale, i numeri indicano chiaramente come nella stragrande maggioranza dei casi le “vittime” siano donne, probabilmente per la differente lettura che si dà della nudità e della sessualità in base ai generi nella cultura occidentale.

Spesso le foto e i video a sfondo sessuale sono reperiti tramite il sexting che, di per sé, non rappresenta un reato poiché presuppone la consensualità dei e delle partecipanti; nel Revenge Porn la diffusione nella rete di materiale sessualmente esplicito con il fine di prendersi gioco, deridere o vendicarsi dopo la fine di una relazione esula il consenso. La condivisione virtuale della sua immagine intima pone la vittima in uno stato emotivo di trappola; decenni fa, la circolazione di foto private per lo più cartacee avrebbe dato la possibilità alla donna di mitigare l’umiliazione evitando determinati luoghi e persone, oggi la sensazione è quella di non poter fuggire, un video o una foto caricate in rete possono essere fruibili da chiunque, ovunque.

Quale aspetto della relazione viene minato con il Revenge Porn? Esporre pubblicamente la vita privata della sessualità di una persona, suo malgrado, lede il tacito patto di fiducia fondante una relazione intima: ciò che è condiviso in funzione di un rapporto di esclusività diventa materiale a disposizione di tutti. Come accennato in precedenza, il contesto di elezione del Revenge Porn è quello della fine della relazione, in cui uno dei due (ex) partner incanala la propria rabbia e frustrazione per il fallimento della relazione in atti di sopraffazione emotiva dell’Altro e violenza.

Il Revenge Porn è una delle manifestazioni del NCP – Non Consensual Pornography, ma viene spesso utilizzata come termine-ombrello che abbraccia tutte le manifestazione di condivisione non autorizzata: esistono anche casi in cui, la diffusione di immagini erotiche altrui non sia legata ad una relazione amorosa/sessuale e alla vendetta. L’uso del termine revenge può creare un equivoco semantico e non essere al contempo rappresentativo della interezza del fenomeno; molti gruppi interni a piattaforme di chatting sono salite alla ribalta dei media per la diffusione di immagini pornografiche/di nudo di donne ignare. La dinamica sottesa alla pubblicazione e alla viralità di questo materiale non è la vendetta - molto spesso i protagonisti della vicenda neanche si conoscono - bensì l’assenza di alterità negli schemi cognitivi di chi agisce. La vittima non è più una persona con dei sentimenti, delle relazioni, un pudore, una dignità: è un oggetto che appaga pulsioni sessuali e  condivisione goliardica.

In conclusione, quali consigli? Benché inviare (e chiedere) contenuti erotici personali a un’altra persona non sia reato e potrebbe anzi far parte di una relazione appagante sul piano psico-sessuale, sarebbe bene avere delle accortezze per tutelarsi da spiacevoli e inaspettati epiloghi: non inviare foto e/o video a persone di cui non ci si fida o che non si conoscono in modo approfondito, omettere il più possibile caratteri distintivi della propria persona (per esempio evitando di riprendere il volto) - per evitare nel caso di diffusione non autorizzata di essere riconosciute - e, più in generale, agire secondo la propria sensibilità, rispettando il proprio senso di sicurezza e agio.

Altro fenomeno preoccupante negli scambi online è quello del Grooming ovvero dell’adescamento delle persone minorenni. Avere profili sui social espone chiunque, e in particolar modo adolescenti e  bambini, al rischio di interazione con sconosciuti – prevalentemente adulti e di genere maschile - malintenzionati. Questi, tramite profili fake e via chat, agganciano ragazzini/e, ne intuiscono interessi e bisogni parlandoci e li/e manipolano per raggiungere il loro obiettivo, perlopiù l’ottenimento di materiale pedopornografico (foto, video, etc.) e/o l’organizzazione di un incontro finalizzato alla condotta abusante.

Nello specifico, quattro fasi caratterizzano il fenomeno dell’adescamento online: Amicizia - Valutazione del rischio - Esclusività - Relazione Sessualizzata.
L’adescatore virtuale effettua ripetuti/quotidiani contatti di socializzazione, condivide interessi comuni di cui discorrere e si mostra premuroso e attento nell’ascolto. L’avvicinamento è graduale, l’obiettivo è la raccolta del maggior numero di informazioni possibili e la costruzione di un rapporto fiduciario e sempre più confidenziale. Dopo aver stabilito i primi contatti in chat o sui social, indaga sul livello di privacy delle conversazioni tra lui e l’adolescente, per assicurarsi di non incorrere in problemi. Quando l’adescatore è sicuro di non essere scoperto, inizia la fase dell’esclusività che rende impenetrabile la relazione a persone esterne e fonda le sue basi nella dimensione della segretezza. A relazione rodata, vengono chieste concretamente immagini e video a carattere sessuale e, in alcuni casi, vengono proposti incontri di persona. L’adescatore utilizza il materiale di cui è entrato in possesso come ricatto per alzare il tiro con richieste sempre più compromettenti.

A quali segnali genitori e/o insegnanti devono fare attenzione?

  • Uso eccessivo del computer o dello smartphone, senza limiti orari;
  • Nervosismo e aggressività quando non si può usare il computer o lo smartphone;
  • Comportamento repentinamente più sessuato: nel modo di fare, di vestirsi e nel linguaggio;
  • Isolamento sociale e perdita di interesse per la vita offline;
  • Regali sospetti, ricevuti da qualcuno al di fuori della consueta cerchia di amicizie.

Fondamentale per arginare situazioni di adescamento online è il dialogo: una comunicazione aperta e non giudicante può essere un valido strumento per intaccare il patto di segretezza tra molestatore e vittima e far sentire a quest’ultima la tranquillità di avere una rete di protezione funzionale per quando ci si sente invasi e sopraffatti.

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