Poliamore: la ricerca di una diversa etica della relazione

Poliamore: la ricerca di una diversa etica della relazione

Roland Barthes scriveva “Frammenti di un discorso amoroso” nel 1977. Erano anni rivoluzionari, ed i più rivoluzionari sottoponevano a disamina critica non solo la politica come agire collettivo ma anche la politica nella sua significazione privata. Per questo, i pensieri e i comportamenti riguardanti le relazioni amorose erano più che una faccenda da vivere nell’esclusivo dominio degli individui implicati, erano un contesto di convergenza di riflessioni morali, emotive, psichiche e sociali. 

Coloro che provavano a sottoporre il discorso amoroso alla lente dell’anticonformismo, o quantomeno al dubbio sul conformismo, come Barthes, si interrogavano sulla qualità profonda dell’intimità e dello scambio con l’altro. Ammettendo di avere idee molto confuse sulle relazioni tra desiderio e forme estrinseche dei rapporti amorosi, in un’intervista pubblicata su Playboy a ridosso dell’uscita del suo celebre saggio, Barthes arrivò a distillare una conclusione provvisoria ma il più possibile onesta del suo pensiero sul tema: la soluzione ideale per essere in una relazione autentica è porsi nello stato di non voler sequestrare l’oggetto amato e lasciar circolare il desiderio, senza tuttavia sublimarlo.

Sono passati molti anni e tante sono state le versioni secolari di questa idea: tra quelli meno convenzionali dal punto di vista del collettivo, la coppia aperta o il poliamore. 

Chi ha messo pensiero ed esperienza su questi fenomeni, mette l’accento sui rischi dell’ipocrisia delle relazioni monogame, costrette in una forma statica e, a dire di molti, innaturale. Chi ha messo pensiero ed esperienza su questi fenomeni ci tiene anche a non confonderli, anche se ne esistono molte versioni e interpretazioni diverse. 

Mantenendo una grana larga nella discriminazione, si potrebbe dire che nelle relazioni aperte si insiste soprattutto sul rifiuto delle esclusività del rapporto sessuale: i partner coinvolti in una relazione sentimentale eletta ed elettiva si lasciano reciprocamente liberi di incontrare sessualmente altre persone, spesso con l’esplicito accordo di non raccontare questi incontri; nella narrazione che riguarda le relazioni poliamorose (tenendoci alla larga dalle descrizioni minute che si possono trovare nei siti che tentano di “organizzarne” la struttura) invece si concretizza soprattutto la possibilità di amare più di una persona contemporaneamente, perlopiù col consenso di tutti coloro che vi sono coinvolti, con un accento sulla responsabilità e sull’etica della condivisione dei sentimenti.

Dal punto di vista psicologico, è senz’altro una scelta complessa quella di impegnarsi in una relazione sentimentale alternativa alle forme che collettivamente vengono riferite all’amore romantico. Implica un impegno di consapevolezza in cui molte cose che diamo per scontate devono essere affettivamente negoziate, con se stessi e con i partner, come ad esempio la gestione di un sentimento molto arcaico come la gelosia. 

Chi non ricorda un film maestoso come Jules e Jim?

La tensione verso il possesso esclusivo dell’altro è un pattern relazionale che affonda le sue radici nella relazione diadica con la madre e che genericamente viene poi traslata nelle successive relazioni affettive, attribuendo a quella esclusività la garanzia della presenza dell’altro, la sua dedizione, la sua tenuta. 

Si sta costellando, cioè, il bisogno di sicurezza, che sta alla base della senso di continuità del sé.

Accedere alla possibilità di avere relazioni amorose con più persone significa quindi acquisire una particolare cura nei confronti di sentimenti complessi come il timore di essere privati di quella garanzia, rifiutati o esclusi dalla costante attenzione dell’altro. C’è bisogno di particolare cura, nella capacità di tenere morbidi i confini tra sé e l’altro, di guardare senza pregiudizio l’imprevedibile oscillazione tra i propri bisogni e i bisogni degli altri e di saperli comunicare, eleggendo a cardine delle scelte affettive la continua trasformazione degli individui, il desiderio di esplorazione, l’eros connesso con la curiosità. Ma questo, a ben vedere, dovrebbe essere sempre il nucleo fondante dell’intimità, in qualsiasi forma la si voglia declinare nel mondo.


PrecedentePerché sono gli americani (e non gli europei) ad andare su Marte
SuccessivoBullismo. La violenza e il segreto