Il nuotatore, di John Cheever

Il nuotatore, di John Cheever

Neddy Merrill è un uomo di mezza età dell’alta borghesia americana, all’apice del suo successo. E’ ricco, brillante, conserva ancora un aspetto giovanile, ha una splendida moglie e quattro figlie. Lo incontriamo al risveglio da una sbronza collettiva che sembra accomunare l’intera cittadina dove abita, sdraiato sul bordo piscina della villa di alcuni amici, con una mano dentro l’acqua. 

Neddy ha in mente un grande progetto, un’avventura da esploratore vittoriano, percorrere tutta la contea a nuoto, attraverso quel grande fiume sotterraneo che lui stesso ha scoperto e a cui vuole dare il nome di sua moglie Lucinda, utilizzando ciò che ne emerge in superficie, la serie di piscine delle ville private (ma ce n’è anche una pubblica) che si dipanano lungo tutta la città. D’altronde Neddy è nel pieno vigore fisico ed è abituato ad affrontare l’acqua con la spavalderia del pioniere. Per lui tuffarsi è un atto naturale e virile, disprezza quegli uomini che per entrare in acqua usano la scaletta.

Comincia così un viaggio lungo un giorno che ci porta a scoprire i proprietari delle piscine che Neddy attraversa, che sembrano conoscere perfettamente il nostro eroe e non paiono stupiti di questa sua strana impresa.

Accolto con entusiasmo dai primi amici che gli offrono da bere, la prima metà del viaggio fila liscia con disinvoltura. A metà percorso, però, Neddy s’imbatte in una piscina prosciugata, i proprietari sono andati via ed il protagonista comincia ad avere i primi vuoti di memoria. Scoppia un temporale e da quel momento il viaggio si fa impervio. Bisogna attraversare una superstrada occupata dalle macchine che sfrecciano e che deridono Neddy fermo su un lato della strada in costume da bagno, patetico e infreddolito. Attraversa una piscina pubblica, adeguandosi alle regole che lo rendono uguale a tutti gli altri. Incontra una coppia di vecchi amici “riformisti”, considerati da tutti sobillatori comunisti, che cominciano ad alludere a disgrazie riguardanti la vita di Neddy, di cui lo stesso protagonista non ha memoria. Successivamente è la volta di un’altra coppia di vecchi amici, con la moglie che parla per entrambi. Il compagno è malato, ha subito un intervento all’addome con enormi cicatrici che lo hanno privato dell’ombelico e di cui Neddy, ancora una volta, non ricorda nulla.

Verso la fine del viaggio il nostro eroe comincia ad essere trattato male dai proprietari che incontra: una donna appartenente ad una classe sociale arricchita che la famiglia di Neddy aveva sempre snobbato, lo accoglie stizzita e racconta a tutti del crac finanziario che ha colpito Neddy negli ultimi tempi. Ancora, una vecchia amante con cui Neddy ha avuto una storia fugace lo guarda con sgomento e rifiuta di offrirgli da bere, cacciandolo di casa. Le ultime ville sono deserte. Neddy ormai esausto compie il gesto che testimonia la sua definitiva umiliazione: entra nell’ultima piscina usando la scaletta. Poi con le forze rimaste torna a casa, ma la villa è disabitata e la serratura è cambiata. Neddy è solo ed ha perso tutto. 

John Cheever, l’autore del racconto, cala il lettore in una dimensione temporale che ricorda Una giornata di Pirandello. Se chi legge impiega 15 minuti per terminare il racconto, l’arco temporale della storia si snoda lungo mezza giornata, con innesti che tuttavia alludono ad un cambio di stagione. Dalla florida estate al malinconico autunno, le ore lungo cui si svolge il viaggio di Neddy sembrano in realtà una metafora del tempo che scorre inesorabile. Più che 5 ore, sembrano passati 15 anni.

Ci sono diversi livelli di lettura del racconto, che hanno tutti a che fare con il declino. Il primo è il più evidente e quello che tratteremo di meno: è il declino della vita individuale e della vecchiaia, con il protagonista che parte all’apice della sua esistenza e termina solo, sconfitto e fallito, ma soprattutto fiaccato dal tempo che passa. 

Il secondo livello è più complesso e riguarda da vicino la vita privata dell’autore. Quando Cheever scrive il racconto è in crisi con la moglie, perché ha da poco scoperto la propria bisessualità. Non è un caso che tutti i personaggi con cui Neddy comunica sono donne. Dalle prime amiche che lo accolgono con calore, fino all’incontro con la moglie del suo amico che ha perso l’ombelico a causa di un intervento chirurgico (perdendo così qualsiasi legame con le proprie origini, ma anche con la propria linea di successione), l’autore sembra parlare del declino del rapporto con l’altro sesso. Le ultime donne, infatti, lo trattano brutalmente, fino a cacciarlo, come la ex amante, simbolo di un rapporto ormai deteriorato con il femmineo che non può che terminare con l’abbandono, la propria casa ormai vuota.

Il terzo livello, forse un po’ azzardato, racconta del declino della classe alto-borghese e aristocratica americana, a cui Neddy sembra appartenere. Le prime ville, con gli amici di sempre che continuano ad amarlo, sono la cerchia ristretta, la propria classe di appartenenza. Poi arrivano la villa abbandonata e quindi la superstrada con il traffico, la svolta metropolitana che trasforma il paesaggio e la composizione sociale della vecchia provincia. Neddy deve quindi calarsi nel volgo, nelle abitudini della piccola borghesia, entrando nella piscina pubblica, costretto a lavarsi i piedi come gli altri. Restano quegli alto-borghesi sopravvissuti perché pronti a cogliere il cambiamento (la coppia dei riformisti) ed emergono i parvenu, la donna che non era mai stata considerata dai Merrill e che ora può dare una festa trattando Neddy con disprezzo, perché caduto in disgrazia. Infine, l’ex amante che lo rifiuta per un ragazzo più giovane è metafora di una classe un tempo potente ed ormai superata, che di fronte non ha altro che ville vuote e senza futuro.

Tutto ciò che lega i tre livelli del declino è la costante perdita di memoria del protagonista. Un’amnesia senile, ma allo stesso tempo un’amnesia di classe, ormai priva dei fasti e della centralità culturale e sociale di un tempo. Infine un’amnesia di coppia, la perdita del legame con l’altro sesso, sempre più freddo, distante, se non proprio ostile. 

Una perdita che è l’essenza psicologica del racconto. 

 



 

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