Tracce. Aspirazioni e big data : la paura e la voglia di essere visti

Le scelte che facciamo servono anche a marcare l’appartenenza a un segmento sociale, a definire una identità. Ma queste identità sono davvero le nostre?

Se la classe dipende dalla posizione nel mercato del lavoro, il ceto è una forma di distinzione sociale legata agli stili di vita. Per lungo tempo queste due categorie sono state utilizzate come sinonimi perché erano solite giustapporsi: chi aveva un reddito più elevato poteva permettersi determinati beni, gli altri semplicemente no.

Ma cosa succede quando l’ascensore sociale si blocca? Quando ceto e classe si scollano? Quando all’aumento dell’educazione, della formazione, della conoscenza non corrisponde un aumento della posizione nel mercato del lavoro, un aumento reddituale e di potere d’acquisto? Mancata la promessa di onnipotenza fatta dai baby boomers, i millenials e i loro fratelli maggiori hanno iniziato a sentire, e a trovare strategie utili a contrastare, la persistente sensazione di impotenza.

Se voglio mantenere o elevare il mio status ma non ho i mezzi per farlo, allora una buona strategia è aumentare il valore simbolico dei consumi: un corso di yoga costa quanto un abbonamento in palestra; un avocado poco più che una mela; una bici elettrica pieghevole quanto uno scooter.  Le scelte che facciamo, dunque, servono anche a marcare l’appartenenza ad un segmento sociale, l’affermazione di uno status, la definizione e la costruzione di una identità.

Ma queste identità sono davvero le nostre? In un’epoca caratterizzata dall’uso di big data e intelligenze artificiali, dal se ti è piaciuto questo olio da barba, allora ti piacerà anche questa bici a scatto fisso, le nostre scelte sono davvero consapevoli o sono guidate dai dati? Le scelte da fare sono collegate in modo sempre più stretto alle scelte già fatte, magari da altri?

Si calcola che dal 2015 al 2017 siano stati prodotti circa un miliardo di byte di dati, di informazioni, eppure questi dati ci dicono poco se non vengono convertiti in smart data, se non vengono cioè organizzati e interpretati in maniera utile. Un numero crescente di aziende quindi, soprattutto tech, stanno integrando nel proprio staff la figura del “data psychologist”, che ha il compito non solo di leggere le informazioni che riceve ma di interpretarli per migliorare prodotti e strategie aziendali. 

Teatro India Lungotevere Gassman 1

31 Maggio 2019 20:30 - 22:30

Protagonisti

  • Nicola Piccinini
    Nicola Piccinini
    presidente dell'Ordine degli Psicologi del Lazio
    CHAIR
  • Paola Medde
    Paola Medde
    psicologa-psicoterapeuta
    CHAIR

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